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La normativa relativa alla sicurezza ed igiene sui luoghi di lavoro, in questi ultimi anni ha visto sviluppi e novità interessanti. La salute ed igiene, riveste sempre, aldilà dei contesti lavorativi, notevole interesse ma anche notevole difficoltà nel cercare di far comprendere ai lavoratori ma ancor prima ai datori di lavoro, la necessità di avvicinarsi alla valutazione dei rischi con grande attenzione e meticolosità. Il datore di lavoro infatti ricopre un ruolo fondamentale nella scelta del consulente che lo andrà ad affiancare nel lavoro iniziale ma anche lungo tutto il periodo successivo all’adempimento alla normativa.

Il ruolo di consulente, come ogni altro ruolo, non può mai essere improvvisato, deve invece essere interpretato ed affrontato con molta professionalità e dedizione allo studio dell’argomento. La difficoltà iniziale sta nell’interpretazione ma prima ancora, nell’individuazione delle normative vigenti, sulle modifiche alle stesse e su chi sono gli attori che stanno sulla scena della burocrazia nazionale. Come si può comprendere, dedicarsi alla sicurezza sui luoghi di lavoro, si deve essere pronti a dover comprendere altri aspetti tecnici, che la formazione culturale del biologo non possiede: la sicurezza parte dalla parte strutturale dell’azienda, degli impianti tecnologici (elettrico, idrico, riscaldamento, ecc.), infine alla parte di natura formativa. Ovviamente non si può essere tuttologi e ne si dovrebbe avere la pretesa di esserlo, tuttavia l’apporto professionale del biologo però è fondamentale, nella parte in cui necessita, per conto del datore di lavoro, valutare i rischi per i lavoratori. Si pensi al rischio chimico, fisico e biologico ad esempio, in cui bisogna dare scientificamente un valore, capire i punti deboli di quella particolare realtà aziendale ed indirizzare i responsabili aziendali, verso una maggiore consapevolezza di gestione dei rischi dei lavorativi.

Il decreto che regolamenta a livello nazionale la sicurezza ed igiene sui luoghi di lavoro è il D.L.vo n. 81 del 2008 con le successive modifiche apportate in questi ultimi anni. Questa normativa definita anche come Testo unico sulla sicurezza, raccoglie tutte quelle normative che in tutti questi anni sono stati presenti nello scenario legislativo nazionale.

Approccio all’azione consulenziale

L’approccio alla consulenza si concretizza con la preparazione delle informazioni utili sui rischi legati alla realtà aziendale sulla quale si vuole offrire consulenza, successivamente, per conto del datore di lavoro si dovrà redigere il Documento di valutazione dei rischi, documento questo in cui inserire gli aspetti di pericolosità per i lavoratori e valutarli. Il consulente interviene anche e soprattutto nella formazione ed informazione degli attori principali (operatori, responsabili, ecc.) aziendali, consulenza formativa relativa a tutti i processi lavorativi e verso quei rischi specifici. Un ruolo fondamentale viene giocato dal responsabile per la sicurezza aziendale, che di norma è un incarico ricoperto dallo stesso datore di lavoro, previa formazione tramite corso che va da 16 ore a 48 ore, in base alla tipologia di attività. Incarico questo che può essere ricoperto da una figura esterna, previa però una formazione il cui percorso didattico è più complesso, infatti tale percorso è strutturato in tre moduli, con un numero di ore nettamente superiore e che si conclude con “l’abilitazione” all’incarico di RSPP. Quindi sono diversi i modi con cui un biologo può approcciarsi a questo ambito lavorativo. Per ultimo, e non per importanza, la figura del biologo inserito in un contesto legato alla sicurezza sul lavoro, è sicuramente quello relativo alla formazione. Essa può essere svolta in azienda come momento di informazione oppure di formazione. Gli obiettivi che si propone il biologo”formatore” sono diversi in base a quale circostanza che si trova davanti. La formazione che il D.lgs 81/2008 prevede è quella obbligatoria, quella cioè in cui chi ricopre delle mansioni chiave nel “sistema di gestione della sicurezza” deve frequentare dei corsi erogati direttamente da Organismi paritetici bilaterali o con la loro collaborazione da Enti di Formazione.

Lo stesso D.Lgs. n. 81/2008 definisce sinteticamente all’art.2 questi soggetti e li individua in quegli “organismi costituiti a iniziativa di una o più associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”. Questo tanto per offrire una informazione a tutti i giovani biologi che volessero intraprendere la strada della formazione.

È prevista dalla normativa sulla sicurezza, anche l’informazione, come poc’anzi si diceva, per cui l’azienda è obbligata a garantire nel tempo e per tutti i lavoratori adeguata informazione su procedure di nuova applicazione, l’utilizzo di nuove attrezzature, ecc. La figura del biologo consulente, può e deve essere capace di svolgere compiti di docenza anche all’interno dell’azienda, quindi, il biologo, visto in questa nuova veste, ci fa essere ottimisti sul futuro di questa splendida professione, aprendo nuovi orizzonti e nuove vedute, dovrà tuttavia essere disposto al cambiamento rispetto ai tempi ed alle nuove prospettive che ognuno di noi sarà in grado di cogliere.

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Post Author: Giancarlo Rinaldi

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