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Tutti noi andando al supermercato ci fermiamo davanti allo scaffale delle uova, perché questo prodotto è alla base di moltissimi preparati della nostra cucina, oltre ad essere un alimento completo anche se mangiato da solo. Leggendo l’etichetta o il guscio esterno dell’uovo ci imbattiamo spesso in un codice che, se viene correttamente interpretato, ci da notizie preziose. Questo che possiamo definire come il “codice fiscale” delle uova, è composto da un primo numero, che può andare da 0 a 3 e che ci descrive la conduzione dell’allevamento delle galline, in particolare lo 0, codifica l’allevamento biologico, quindi le galline sono allevate mantenendo i loro spazi naturali e sono alimentate con alimenti biologici; il numero 1 ci indica che invece l’allevamento si svolge all’aperto, alimentando gli animali con i mangimi; il numero 2 ci indica che le galline sono allevate a terra, ma comunque in un ambiente chiuso, mentre il numero 3 codifica l’allevamento intensivo in gabbia. Dopo il primo numero, ci sono due lettere (nazionalità), tre cifre (provincia) e altre due lettere (comune) in successione, che ci indicano la provenienza delle uova,in particolare, la nazionalità italiana è espressa con le lettere IT. Il codice fiscale si conclude con un numero composto da tre cifre identificative dell’allevamento di provenienza. In alcuni casi, nelle uova, la data di scadenza può essere sostituita da un’altra data preceduta dalla scritta dep., che indica la data di deposizione delle uova, bisogna sapere che le uova si conservano per circa 28 giorni dalla deposizione. Quindi il consiglio per il consumatore è di impiegare qualche minuto in più, davanti allo scaffale delle uova, per conoscere bene quello che portiamo a tavola.

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Post Author: Fabio Scordo

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